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martedì, Luglio 5, 2022

Pecchia, mister provincia: così ha portato in A la Cremonese

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Il cerchio si chiude ripensando a un consiglio. "Prendi Di Carmine, è l’uomo giusto". Il grande salto della Cremonese di Fabio Pecchia, promossa in raggruppamento A all’ultimo giro d’orologio, si è configurato così. E la dritta vincente è arrivata in famiglia. Da Francesco, fratello e compagno di tante avventure: "Ci confrontiamo ogni giorno, parliamo di calcio h24. Ad agosto, gli avevo suggerito di portare Samuel a Cremona. Nove mesi dopo ha deciso la lotta promozione grazie alla doppietta contro il Como". Due reti pesanti, che per Cremona significano raggruppamento A ventisei anni dopo l’ultima volta. È il miracolo di mister Pecchia: un uomo partito dalla circondario, con la missione di rilanciarla. 

DALLA circondario ALLA circondario – Nato a Formia il 24 agosto 1973, Fabio Pecchia è cresciuto a Lenola, borgo di 4.000 abitanti in circondario di Latina, che ha dato i natali al politico comunista e partigiano Pietro Ingrao. Il legame con la sua terra racconta parte della storia: "È un lenolese puro. Ha conosciuto sua moglie Angela qui, all’asilo, ed è tornato l’ultima volta quando ha giocato a Frosinone. Appena può, fa sempre una capatina e si gode qualche giorno in casa con noi. Poche le uscite, al massimo un giro in chiesa o una visita al santuario della Madonna del Colle". Perché la famiglia vale più di tutto. E per intendere il concetto basta poco: "Venerdì sera – spiega Francesco – ero con lui, a Como. Roberta e Mariangela, le nostre sorelle, hanno guardato la partita a casa. Novanta minuti di tensione, poi la gioia della vittoria". 

MISTER TRANQUILLITÀ – Francesco, classe 1969, oggi è un fisioterapista. Con Fabio ha condiviso e condivide la passione di una vita: "Essendo anche allenatore e competizione analyst, come lui vivo per il calcio. Venerdì, quando ci siamo trovati a parlare, mi sono fatto dire subito la formazione". Poi la domanda: " ‘Gioca Di Carmine?’ (ride, ndr). Lo avevo visto bene, sapevo che gli avrebbe regalato una sorpresa". Mix vincente tra profili d’esperienza (Di Carmine, Ciofani, Castagnetti, Strizzolo) e giovani italiani interessanti (Carnesecchi, Okoli, Sernicola, Fagioli, Zanimacchia, Gaetano), il segreto della Cremonese tornata grande è la tranquillità: "Fabio trasmette serenità anche nei momenti più difficili della stagione. Dopo una sconfitta, fa capire di avere tutto sotto ispezione con un semplice messaggio su Whatsapp". 

"IO MARCO IL PIÙ FORTE" – A Lenola, la storia viene ripetuta dalla gente del posto con un sorriso: "Francesco era il più forte dei due, Fabio è arrivato in raggruppamento A". Racconti di paese, ma con Francesco la puntualizzazione non tarda ad arrivare: "Si dice sempre così, la realtà è diversa. Entrambi giocavamo a calcio, seguiti da papà, l’uomo che ci ha trasmesso la passione e che ancora oggi, a 80 anni, dedica giornate intere ai ragazzi della sua scuola calcio. In periodi diversi, andammo a fare dei provini. Io a San Basilio, con la Lazio. Mi presero, ma mia madre non volle mandarmi lontano da casa e così non se ne fece nulla". Qualche anno dopo, Fabio fu notato dal talent scout Gino Corrado ad Avellino. "Venne selezionato, quella volta a decidere fu papà e in quel momento iniziò la sua carriera. Avevamo caratteristiche e ruoli diversi, ma a far la differenza per lui fu la testa. A 12 anni si trasferì in un’altra città per realizzare il sogno". Questione di mentalità: "Giocava con il mio gruppo. Nonostante avesse 4 anni in meno, dettava legge in mezzo al campo. Nelle partite, marcava sempre l’avversario più forte e non gli faceva toccare un calcio. Se ha fatto 337 presenze e 41 gol in raggruppamento A, un motivo ci sarà". googletag.cmd.push(function() { googletag.display(“div-gpt-ad-1583423326621-0”); });

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